Nei Racconti del cuscino, la scrittrice giapponese del X secolo Sei Shonagon ricorda unusanza per la cura della pelle: il nono giorno del nono mese si avvolgevano i crisantemi dei campi in sottili batuffoli di cotone, che si toglievano con la cura e la pazienza orientali il mattino dopo per lavarsi corpo e viso con la rugiada di cui erano intrisi. Con un rito pressoché magico, questa operazione serviva per mantenere la freschezza della pelle per tutto lanno, per questo era di buon auspicio se nel periodo in questione pioveva abbondantemente.
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Alla fine di luglio venne al Pontefice il desiderio di visitare la sorgente del fiume Vivo nelleremo sul lato settentrionale del Monte. In effetti, gli insediamenti sullAmiata erano tutti avvenuti a unaltezza tra i cinquecento e i novecento metri, dove si potevano trovare le sorgenti dacqua.
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Che lAmiata fosse una montagna sacra non era sfuggito a chi di santità si interessava. Nelle sue peregrinazioni attraverso lEuropa di allora, Caterina Benincasa si fermò nella Rocca a Tentennano e qui ricevette, secondo il racconto del suo agiografo Raimondo da Capua, il dono della scrittura. Felice di tanto carisma, pensò bene di darsi a un po di relax, e dalla rocca scese verso Bagno Vignoni per un bagno ristoratore. Di lì, dopo di lei, sarebbero passati i più grandi personaggi: Lorenzo dei Medici non per ultimo.
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Le streghe dellAmiata, le fattucchiere, le grandi sapienti di un tempo passato, la cui eredità è in parte dispersa, lontana e non più recuperabile. Tracce di questa sapienza nelle donne che ancora oggi percorrono la Val dOrcia o le falde del Monte Labbro, alla ricerca di piante benefiche, che solo loro sanno trattare: filtri, decotti, tisane, per curare le malattie damore o di altro genere in maniera naturale, con i doni di una madre terra benigna riscaldata da un antico vulcano.
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